COMISO E COMISANI
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COMISANI
INSIGNI
Siamo convinti che i Comisani,
quanto a doti intellettive o a virtù civiche e
morali, siano né superiori né inferiori ai
cittadini di altre città.
Ma per il fatto che il Creatore (o il caso, a
seconda dei punti di vista) ha voluto che
nascessimo in questo paese, sentiamo il dovere di
ricordare ai Comisani (in particolare a coloro
che non ne conoscono neanche il nome) quegli
uomini, nati o vissuti a Comiso, che hanno
lasciato un segno indelebile del loro passaggio
su questa terra.
Per cominciare, ricordiamo tre
uomini di Chiesa: Padre
Pietro Palazzo, Fra Mansueto da Comiso e Fra innocenzo da Comiso.
Inoltre, in questa sede, vogliamo
rendere onore a tutti i Comisani che hanno
perduto la vita in guerra o nell'adempimento del
loro lavoro.

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Padre PIETRO PALAZZO
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Pietro Palazzo
nacque a Comiso il 14/09/1576, primo dei
tre figli di Giovanni Palazzo (spagnolo
di origine) e di Angela
Margherita Guastella (nativa di
Giarratana).
A
circa 12 anni andò a Palermo come paggio
alla corte di donna Beatrice d'Aragona,
vedova del conte Gaspare II Naselli.
Alla morte del padre, ritornò a Comiso
per poter aiutare la propria famiglia.
Andò, poi, a studiare a Modica presso
Pietro Sanmartino, medico e speziale.
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Alla fine degli studi
tornò a Comiso, dove aprì una spiezieria
(farmacia) nel quartiere
Favacchio (della fontana).
Nel frattempo cominciava a farsi viva in lui la
chiamata per una vita di fede e nell'anno 1600 si
recò a piedi a Roma per il Giubileo. Al ritorno
a Comiso, per circa 15 anni, nella chiesa della
SS. Annunziata leggeva pubblicamente e spiegava
brani edificanti davanti a schiere di fedeli
sempre più numerose.
Nel
marzo 1616, a circa 40 anni, fu ordinato
sacerdote. Qualche giorno dopo, il 27 marzo 1616,
fu aperta al culto la Chiesa del SS. Nome di Gesù,
per realizzare la quale si era molto adoperato.
Successivamente, nel 1618, (sull'area su
cui ora sorgono le Scuole Elementari "De
Amicis") fece erigere la Chiesa di
Regina Coeli con l'annesso Monastero delle
Carmelitane Scalze e, nel 1620, (sull'area
su cui ora sorge il Palazzo Municipale)
fece erigere la Chiesa di S. Giuseppe con
l'annesso Monastero.
Alla
sua morte, avvenuta il 28 agosto 1648, i comisani
e molti cittadini dei paesi vicini resero onore
all'Uomo Santo e
al Santo Sacerdote (così
veniva chiamato), sfilando per tre giorni
davanti alla sua salma. Fu sepolto nella Chiesa
del Gesù.
Essendosi
molto adoperato per il bene spirituale e
materiale della propria città meritò il titolo
di "Apostolo di Comiso".
Di lui scrisse il prof. Biagio Pace: "...Pietro
Palazzo, la più efficace personalità che abbia
operato fra il cinque e il seicento per il
trapasso di Comiso a dignità di comune,
attraverso una azione molteplice e tenacissima,
volta così al rinnovamento religioso, come a
quello culturale e sociale."
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Fra MANSUETO da Comiso
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Mansueto
Cocuzza nacque nel 1695 in un'umile
famiglia comisana.
Da
giovane fece il guardiano di pecore.
All'età di 31 anni entrò come laico nel
Convento dei Cappuccini, col nome di Fra
Mansueto da Comiso. Qui ebbe come maestro
di noviziato Padre Gaspare Merrinho
Pereyra, portoghese, grande figura di
religioso.
Fra
Mansueto si distinse per la devozione a
Maria Immacolata e per le sue grandi virtù
cristiane (umiltà, obbedienza, vita
irreprensibile), nonché per le continue
penitenze ed i lunghi digiuni.
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Poiché si diffondeva la fama
del suo fervore religioso, Fra Mansueto chiese al
padre Provinciale di essere trasferito in un
altro convento. Allora fu trasferito nel convento
di Piazza, dove fu subito notato per la sua
intensa vita di fede.
Su
richiesta dei Comisani fu fatto tornare a Comiso,
dove fu accolto con grande gioia dai suoi
concittadini.
Morì il 26 giugno 1749 all'età di 54 anni. Il
suo corpo è conservato a Comiso nella Chiesa dei
Cappuccini.
Si dice
che in vita avesse compiuto diversi miracoli ed
avesse il dono della profezia, per i quali
acquistò fama di santità a Comiso e nei paesi
vicini.
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Fra INNOCENZO da Comiso
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Salvatore Baggieri
nacque a Comiso il 4 luglio 1890. Divenuto frate
cappuccino col nome di "fra
Innocenzo da Comiso", fu mandato
come missionario in Brasile, dove spese
la sua vita ad evangelizzare ed aiutare
gli indigeni della foresta.
Ed in Brasile
(precisamente a Itambacury, città
fondata da monaci cappuccini italiani
alla fine del 1800 nello stato di Minas
Gerais) morì il 13/02/1971.
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Come riconoscimento
per l'opera svolta, a Itambacury (che significa
"figlio della
pietra")gli fu assegnata una
medaglia d'oro; dopo la morte, in una
piazza della città, gli fu eretta una
statua.
Successivamente una frazione di
Itambacury in ricordo del frate comisano
fu chiamata "Frei Inocencio".
Da qualche anno "Frei Inocencio" è comune ed
attualmente ha una popolazione di circa 9.000
abitanti.
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NOTA
In sottofondo si può ascoltare la musica del canto
"Padre.nostro".
Questo canto, composto da Biagio F., è eseguito dal
maestro Marcello Serafini.
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